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Scheda Casa del Canto di Monteloro Torna ai risultati della ricerca
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Quartiere Santa Croce / San Giovanni
Ubicazione Borgo Pinti 47
Denominazione Casa del Canto di Monteloro
Altre denominazioni .
Affacci via degli Alfani 2r
Proprietà Nessun dato rilevato.
Architetti - Ingegneri Ignoto/i.
Pittori - Scultori - Decoratori Puccio di Simone, Daddi Bernardo, Dini Dino.
Uomini illustri Nessun dato rilevato.
Note storiche Si tratta di un edificio a tre piani più un mezzanino formatosi presumibilmente grazie all'unificazione di più antiche case a schiera, come molte ce n'erano in questa zona, comunque privo di elementi architettonici di rilievo. Sul lato di via degli Alfani sono stati portati a vista sulle superfici intonacate porzioni di una architrave in pietra e di un arco ribassato il laterizio, a documentare l'antica fondazione dell'immobile. A costituire tuttavia il pregio della casa, sempre dal lato di via degli Alfani, è un tabernacolo architettonico costituito da una edicola centinata in pietra serena, con le lesene decorate a bassorilievo da un sistema di palmette uscenti da un vaso, il capitello composito a volute includente un monte a sei cime sostenente una croce (emblema della Compagnia di Monteloro da cui il nome del canto) e l'arco arricchito da un serto di foglie di quercia legate da un nastro. Il basamento è segnato al centro da una corona di foglie racchiudente un ulteriore emblema della Compagnia, nella variante con il monte a tre cime. Mentre l'edicola ha carattere quattrocentesco (si reputa sia stata realizzata tra il 1470 e il 1471, con ulteriori lavori nel 1860) l'affresco che conserva è della metà del Trecento, attribuito a Puccio di Simone (e precedentemente a Bernardo Daddi), e raffigura la Madonna con il Bambino in trono tra i santi Giovanni Battista e Pietro. L'opera, alterata da vari rifacimenti intercorsi nel tempo (un intervento è documentato al 1904), fu strappata nel 1953 da Dino Dini e, ricollocata, fu danneggiata dall'alluvione del 4 novembre 1966: rimossa nuovamente e a lungo conservata nei depositi della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici fu restaurata dalla ditta R.A.M. nel 1991 su interessamento del Centro Matic Spa, quindi ricollocata nella sede originale.
Bibliografia
dettaglio
Fantozzi 1843, p. 172, n. 411; Illustratore (1910) 1909, pp. 43-44; Bargellini-Guarnieri 1977-1978, I, 1977, pp. 44-45; Ciabani 1984, pp. 90-91; Santi 2002, pp. 14-15.
Approfondimenti Arnaldo Cocchi, Tabernacolo al canto di Monteloro o di Candeli, in Notizie storiche intorno antiche immagini di Nostra Donna che hanno culto in Firenze, Firenze, Giuseppe Pellas Editore, 1894, p. 138; Notizie d'arte e di storia, in "Arte e Storia", XXIII, 1904, 12, p. 81; Il Il tabernacolo al canto di Candeli, in "Arte e Storia", XXIII, 1904, 20, p. 132; Guido Carocci, I Tabernacoli di Firenze, in "Arte e Storia", XXIII, 1904, 24/25, pp. 161-162; Beatrice Paolozzi Strozzi, Tabernacolo di Monteloro, in Arte storia e devozione. Tabernacoli da conservare, a cura dell'Ufficio Restauri della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze e Pistoia, Firenze, Centro Di, 1991 (Quaderni dell'Ufficio Restauri, n. 3), pp. 89-94.
Documentazione fotografica tabernacolo.
Risorse in rete Sull'edificio sono alcuni file multimediali reperibili su rete telematica, a partire dalla voce Tabernacolo di Montiloro su Wikipedia.
Codice SBAPSAE .
ID univoco regionale .
Data creazione 05/09/2017
Data ultima modifica 18/12/2017
Data ultimo sopralluogo 30/09/2011
Autore della scheda Claudio Paolini.
Tags Nessun dato rilevato.
Localizzazione
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