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Quartiere Santo Spirito
Ubicazione Piazza di Santo Spirito 10
Denominazione Palazzo Guadagni
Altre denominazioni Palazzo Dei, palazzo Dufour Berte
Affacci via Mazzetta 10, borgo Tegolaio 24
Proprietà Dei, Guadagni, Dufour Berte.
Architetti - Ingegneri Cronaca (Simone del Pollaiolo, d.), Baccio d'Agnolo (Bartolomeo Baglioni, d.), Foggini Giovanni Battista, Poggi Giuseppe, Branzi Andrea.
Pittori - Scultori - Decoratori Andrea del Sarto (Andrea d'Agnolo, d.), Caparra (Niccolò di Noferi del Sodo o Niccolò Grosso, d.).
Uomini illustri Jarves James Jackson, Rattazzi Urbano.
Note storiche Il palazzo, costruito ai primi del Cinquecento (dal 1502 al 1506 circa) per il ricco mercante Rinieri di Bernardo Dei su case e terreni della stessa famiglia, rimase in possesso del casato fino alla sua estinzione, nel 1683, quando, donato ai Buonomini di San Martino, venne acquistato dai Guadagni (1684). Questi promossero vari interventi finalizzati ad ammodernare la struttura e, in particolare, affidarono a Giovanni Battista Foggini il compito di creare una biblioteca nella casa limitrofa, pertinenza della proprietà e posta in comunicazione interna con questa (si veda al numero civico 9). Dai Guadagni l'intera proprietà passò per via ereditaria nel 1837 ai Dufour Berte. La ricchissima collezione di opere d'arte sistemata in questi anni nei suoi interni è restituita dal dettagliato elenco fattone da Federico Fantozzi nella sua guida del 1842. I Dufour Berte, tuttavia, lo abitarono solo saltuariamente, affittandolo a varie personalità, tra le quali si ricordano James Jackson Jarves, Urbano Rattazzi, Valfredo della Gherardesca e sua moglie Margherita Ruspoli. Dal 1912 al 1964 il secondo piano fu occupato dal Kunsthistorisches Institut in Florenz, prima del suo trasferimento nell'attuale sede di via Giusti. Nel corso del tempo, pur subendo alcuni rimaneggiamenti nel Seicento (in particolare visibili nella corte) e poi a metà dell'Ottocento (dopo il 1845, ad opera di Giuseppe Poggi che tra l'altro rinnovò lo scalone e provvide a un diverso accesso per le carrozze alle nuove scuderie, e ancora nel 1862-1870), il palazzo è riuscito a conservare la sua originaria configurazione rinascimentale e a mantenere, nell'ambito dell'architettura cittadina, un ruolo di assoluta preminenza, imponendosi quale modello per molti altri palazzi eretti dai ceti dirigenti nei periodi successivi. Attribuito, in mancanza di una documentazione certa, ora a Baccio d'Agnolo ora, con maggiore attendibilità, a Simone del Pollaiolo detto il Cronaca, l'edificio è testimonianza di "una misura tutta fiorentina" (Ginori Lisci), nella quale decoro e dignità si esprimono appieno pur senza fare ricorso a sfarzo e a decori superflui. "Le tre zone principali della facciata, che nel palazzo michelozziano già mostravano il loro alleggerimento graduale, qui sono ben definite, e anche la bugnatura, che è limitata alla cantonata e ai lati, è conforme a un criterio di semplicità ed eleganza. Tutta questa ricerca dell'essenzialità è d'altra parte accentuata dal vuoto creato dall'aereo loggiato superiore, sorretto dalle raffinatissime ed esili colonne" (Ginori Lisci). In effetti la facciata è un modello di equilibrio e misura: al piano terreno, dove si sviluppa su ambedue i lati la tradizionale panca di via, è un paramento murario liscio in pietra forte marcato da robuste pilastrate angolari a bugnato e da un portone centinato incorniciato da bugne e finestre quadre. Al primo e al secondo piano sono finestre centinate con bugne in rilievo e piatte. All'ultimo piano si sviluppa il grandioso loggiato a colonne architravate coronato da un'ampia gronda sporgente. Un ulteriore elemento di pregio del palazzo era l'estesa decorazione a graffito (ben documentata da vario materiale fotografico in parte riproposto dai Thiem), indicata dalla letteratura come opera giovanile di Andrea del Sarto, già pesantemente restaurata negli anni degli interventi di Giuseppe Poggi e andata completamente distrutta durante un più recente intervento di restauro alla facciata (1968). Da segnalare la bella lumiera posta sulla cantonata, riconducibile all'arte del Caparra (autore dei ferri di palazzo Strozzi) e i due portoni in legno scolpito con una doppia serie di rosoni e, nelle mezze lune in alto, con l'arme dei Dei. Le facciate sono state interessate da un restauro nel 1932 e quindi nel 1969-1972, quest'ultimo realizzato su progetto dell'architetto Andrea Branzi per Archizoom Associati e premiato dalla Fondazione Giulio Marchi. Un ulteriore intervento alla facciata e al suo apparato lapideo, ampiamente documentato sul "Bollettino Ingegneri", data al 1991- 1993. Nel dicembre del 2008 è stato effettuato un intervento di manutenzione straordinaria alle coperture. Al piano terreno, con ingresso da via Mazzetta 10, il palazzo ospita dal 1914 la biblioteca comunale Pietro Thouar. Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.
Bibliografia
dettaglio
Fantozzi 1842, pp. 691-696, n. 344; Firenze 1850, pp. 578-585; Burci 1875, p. 180; Illustratore fiorentino 1880, pp. 44-46; Stegmann-Geymüller 1885-1908, IV, p. 8, tavv. 1-2 (Cronaca); Elenco 1902, p. 249; Ross 1905, p. 123; Limburger 1910, n. 346; Illustratore fiorentino (1915) 1914, pp. 138-139; Bertarelli 1922, p. 170; Garneri 1924, p. 305, n. XLII; Bertarelli 1937, p. 290; Allodoli-Jahn Rusconi 1950, p. 192; Chierici 1952-1957, II, 1954, p. 141; Barfucci 1958, p. 229; Thiem 1964, pp. 85-86, n. 37, tavv. 75-77; Limburger-Fossi 1968, n. 346; Bucci-Bencini 1971-1973, IV, 1973, pp. 121-126; Borsook 1972, pp. 297-298; Ginori Lisci 1972, II, pp. 735-742; Firenze 1974, p. 312; Bargellini-Guarnieri 1977-1978, III, 1978, pp. 341-342; Cresti-Zangheri 1978, p. 192; Gabriele Morolli in Firenze 1992, p. 99, n. 68; Pietrogrande 1994, pp. 70-71; Vannucci 1995, pp. 171-174; Zucconi 1995, p. 81, n. 105; Sandra Carlini in Palazzi 2001, pp. 68-73; Adsi 2003, pp. 8-10; Cesati 2005, II, p. 624; Cesati (Piazze) 2005, p. 270; Firenze 2005, p. 453; Atlante del Barocco 2007, p. 416, n. 109; Morozzi 2009, p. 72; Adsi 2009/2, pp. 51-52; Romby-Rovida 2012, pp. 34-37; Paolini 2013, pp. 75-76.
Approfondimenti "Ricordi di Architettura. Raccolta di ricordi d'arte antica e moderna e di misurazione di monumenti", VII, 1884, fasc. XII, tav. IV (Palazzo Guadagni. Parapetto della scala); Ludwig Heinrich Heydenreich, Über den Palazzo Guadagni in Florenz, in Eberhard Hanfstaengl zum 75. Geburstag, a cura di Eberard Ruhmer, München, Bruckmann, 1961, pp. 43-51; Ida Maria Botto, Proposte per la storia di una facciata, in "Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz", X, 1961/62, 2, pp. 128-134; Remo Mecocci, La piazza di Santo Spirito (8 secoli di vita), Firenze, Consiglio di Quartiere 3, 1983, pp. 12-16; Miranda Ferrara, Dario Melloni, Luis D. Pierelli, Gabriella Tonini, Metodologia e restauro dei prospetti di Palazzo Guadagni, in "Bollettino Ingegneri", XL, 1993, 10, pp. 3-7; Antonio Lattuchella, Piazza Santo Spirito, in Le piazze di Firenze: storia, architettura e impianto urbano, a cura di Francesco Gurrieri, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2014, pp. 276-305, pp. 288-291.
Documentazione fotografica graffito, lumiera, comunità straniera (americano).
Risorse in rete Sull'edificio sono vari file multimediali reperibili su rete telematica, a partire dalla voce Palazzi di Firenze su Wikipedia.
Codice SBAPSAE FI1115
ID univoco regionale 90480170089
Data creazione 15/08/2008
Data ultima modifica 15/11/2015
Data ultimo sopralluogo 23/07/2010
Autore della scheda Claudio Paolini.
Tags Archivi Alinari, Firenze: ACA-F-002881-0000 (veduta del palazzo con i graffiti e della casa in aderenza, 1890 circa); ADA-F-040435-0000 (esterno sulla piazza, 1940 circa). Archivi Scala, Bagno a Ripoli (Firenze): 0128915 (veduta d'insieme del prospetto su piazza di Santo Spirito). Archivio fotografico SBAP, Firenze: 37644, 37645, 37646, 37647, 37648, 37649 (vedute d'insieme e particolari del prospetto su piazza di Santo Spirito, 1967); 37650, 37651, 37652 (vedute d'insieme e particolare del prospetto su via Mazzetta, 1967); 37653 (particolare della cantonata, 1967); 54299 (veduta d'insieme in forte scorcio del prospetto su via Mazzetta, 1970); 54300 (veduta d'insieme del prospetto su piazza di Santo Spirito, 1970); 204191, 204192, 204193, 204194 (documentazione relativa a scritte imbrattanti sui portoni dell'edificio, 1999).
Localizzazione
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