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Quartiere San Giovanni
Ubicazione Via Camillo Cavour 2
Denominazione Palazzo Panciatichi
Altre denominazioni .
Affacci via de' Pucci 20r- 24r, via Ricasoli 11
Proprietà Della Casa, Capponi, Panciatichi, Società Cattolica di Assicurazione, Istituto Nazionale delle Assicurazioni.
Architetti - Ingegneri Rainaldi Carlo, Fontana Francesco, Ferri Antonio Maria, Falconieri Paolo, Mannaioni Giulio, Bonaiuti Franco.
Pittori - Scultori - Decoratori Desiderio da Settignano, Ferretti Giovanni Domenico, Meucci Vincenzo, Anderlini Pietro, Veracini Niccolò Agostino, Torrigiani Vincenzo.
Uomini illustri Nessun dato rilevato.
Note storiche Era qui in antico una dimora signorile di ampie dimensioni fatta erigere da Agnolo di Ghezzo della Casa alla fine del Trecento (peraltro nota per aver visto la nascita di monsignor Giovanni della Casa), con il fronte principale a guardare quella che era via Larga degli Spadai e a determinare la cantonata con via de' Frenai, oggi via de' Pucci. Della fondazione reca tra l'altro memoria il cronista Giovanni Cavalcanti, che documenta come durante gli scavi fosse venuto alla luce un antico ponte sul fiume Mugnone, deviato nell'XI secolo. Ampliata e trasformata nei secoli successivi, nel 1618 la proprietà venne acquistata dai Capponi e da questi, nel 1621, dal ricco mercante Bandino di Niccolò Panciatichi, che intraprese l'anno seguente alcuni lavori, comprendenti tra l'altro la realizzazione di due terrazzini (uno per fronte) e di un nuovo portale in asse con quello dell'antistante palazzo Medici, in modo da creare quel suggestivo cannocchiale prospettico che attraverso i due palazzi consente una visione da via Ginori a via Ricasoli, creando un lungo passaggio quasi interamente coperto. Nel 1696, come attesta Federico Fantozzi (che si richiama all'autorità dei documenti della famiglia) il cardinale Bandino Panciatichi, residente a Roma, incaricò prima Carlo Rainaldi e quindi l'architetto Francesco Fontana di redigere un più ambizioso progetto di ristrutturazione. La direzione dei lavori fu affidata ad Antonio Maria Ferri (con la consulenza di Paolo Falconieri), che completò gli interni nel 1697. A questo cantiere, protrattosi per gli esterni ai primi del Settecento, si deve anche il nuovo disegno dei fronti. Nel 1741 alcune sale interne furono affrescate da Giovanni Domenico Ferretti, Vincenzo Meucci e Pietro Anderlini, altre, attribuite a Niccolò Agostino Veracini e Vincenzo Torrigiani, furono decorate attorno al 1750. Nella seconda metà del Settecento, dopo l'acquisto di alcune casette sull'attuale via Ricasoli tra il 1742 e il 1757, la fabbrica fu ulteriormente ampliata da questo lato su progetto dell'architetto Giulio Mannaioni. Attorno alla metà dell'Ottocento, con il trasferimento della famiglia nel palazzo di borgo Pinti, il palazzo subì varie trasformazioni interne, questa volta tese a trasformare i grandi ambienti in appartamenti da affittare, con conseguenti gravi danni all'intero immobile. Nel 1900-1901, per le cattive condizioni, fu ricostruita l'ala su via Ricasoli. Nel 1910 la proprietà fu venduta alla Società Cattolica di Assicurazione, poi Istituto Nazionale di Assicurazione. Affittato in parte nel 1960 al Provveditorato agli Studi, il complesso fu successivamente destinato ad ospitare il Consiglio Regionale della Toscana, che tuttora vi ha sede. A tale fine l'edificio fu interessato da lavori di ristrutturazione tra il 1972 e il 1973, su progetto dell'architetto Franco Bonaiuti. Successivamente, per esigenze di spazio, il palazzo è stato collegato all'adiacente palazzo Capponi Covoni. Al 1996 si data la ripulitura della facciata, cantiere inserito tra gli interventi straordinari finanziati in occasione dello svolgimento a Firenze del Consiglio Europeo del 21-22 giugno di quell'anno. Per quanto riguarda i fronti, questi mantengono ancora oggi il carattere tardo seicentesco per tutto l'ampio sviluppo, che vede undici assi su via Cavour e ben quattordici assi su via de' Pucci. Questo stesso stato è ben documentato attorno alla fine del Settecento dall'incisione di Antonio Terreni con la Veduta di Via Larga (si veda Francesco Fontani, Viaggio pittorico della Toscana, Firenze, Giuseppe Tofani, vol. I, 1801, p. 42). Annota Federico Fantozzi (1842): "lo stile architettonico di questo vasto e grandioso palazzo non è commendevole; le finestre sono male spaziate, e profilate senza grazia e leggiadria; ed il cornicione è tozzo, pesante e senza carattere. Allorché rimase compito, il popolo fiorentino, sempre arguto e pungente nei suoi frizzi, vedendolo privo di bozze e di quella maschia decorazione colla quale si erano fino a quel giorno abbellite le fabbriche della città, lo andava chiamando il 'palazzo di basso rilievo'". Sulla cantonata (dove al terreno è il negozio Frette, già ricordato da Garneri nel 1924) è un tabernacolo seicentesco che racchiude la copia di una Madonna con il Bambino attribuita a Desiderio da Settignano (originale al Museo nazionale del Bargello). In alto sulla cantonata e sul portone (così come su gli altri due accessi di via de' Pucci, oggi ridotti a vetrine di attività commerciali) sono gli scudi con l'arme dei Panciatichi (troncato di nero e d'argento, alla palla del secondo nel primo, caricata dello scudetto rotondo del Popolo fiorentino), incomprensibilmente mortificati da una tinteggiatura uniforme. In parte degli ambienti terreni ha sede la libreria Feltrinelli International, qui aperta nel 1962 e prima a Firenze a caratterizzarsi per gli scaffali aperti e accessibili al pubblico.
Bibliografia
dettaglio
Fantozzi 1842, pp. 461-462; Fantozzi 1843, p. 128, n. 286; Firenze 1850, pp. 295-296; Burci 1875, p. 139; Illustratore fiorentino 1880, pp. 91-94; Bacciotti 1879-1886, III, 1886, p. 130; Limburger 1910, n. 529; Garneri 1924, p. 239, n. LVIII; Ginori Lisci 1972, I, pp. 383-386; Piero Roselli in Roselli 1974, p. 76, n. 37; Bargellini-Guarnieri 1977-1978, I, 1977, pp. 224, 225-226; Cesati 2005, I, p. 151; Firenze 2005, p. 305; Vannucci 1995, pp. 264-268; Chiara Martelli in Atlante del Barocco 2007, p. 420, n. 126; Paolini-Vaccaro 2011, pp. 42-45, n. 12.
Approfondimenti Anna Floridia Roncaglia, Un episodio 'romano' nella Firenze di fine Seicento: palazzo Panciatichi in via Larga, in "Antichità Viva", XXX, 1991, 3, pp. 28-38; Anna Floridia, Palazzo Panciatichi in Firenze, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1993; Riccardo Spinelli, Francesco Rustici e Giovan Battista Marmi in palazzo Panciatichi a Firenze, Firenze, Centro Di, 1997; Lisa Leonelli, Palazzo Panciatichi: la committenza di Bandino Panciatichi, in Fasto privato: la decorazione murale in palazzi e ville di famiglie fiorentine, I, a cura di Mina Gregori e Mara Visonà, Firenze, Edifir per l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, 2012, pp. 124-130, tavv. XCII-XCIV; Carlotta Lenzi Iacomelli, Vincenzo Meucci (1694-1766), Firenze, Edifir 2014, pp. 195-196.
Documentazione fotografica Campo in corso di revisione.
Risorse in rete Sull'edificio sono vari file multimediali reperibili su rete telematica, a partire dalla voce Palazzi di Firenze su Wikipedia, e dall'ampia scheda presente nel sito del Consiglio della Regione Toscana.
Codice SBAPSAE FI6149
ID univoco regionale 90480170883
Data creazione 14/11/2008
Data ultima modifica 20/03/2015
Data ultimo sopralluogo 12/03/2011
Autore della scheda Claudio Paolini.
Tags Archivi Alinari, Firenze: MFC-F-002282-0000 (veduta d'insieme di via Cavour con porzione del palazzo sulla destra, 1910).
Localizzazione
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