Scheda Complesso Bardini

Repertorio delle Architetture Civili di Firenze
Quartiere Santo Spirito (San Niccolò)
Ubicazione Via de' Bardi 1r
Denominazione Complesso Bardini
Altre denominazioni Villa Manadora, villa Belvedere, casa Le Blanc, villa Bardini
Affacci costa San Giorgio 2- 4
Proprietà Mozzi, Manadori, Cambiagi, Le Blanc (Leblanc), Mozzi, Carolath von Beuthen, Bardini, demanio dello Stato.
Architetti - Ingegneri Silvani Gherardo, Lolli Ghetti Mario, Castelfranco Piero, Pozzana Mariachiara.
Pittori - Scultori - Decoratori Nessun dato rilevato.
Uomini illustri Bardini Stefano.
Note storiche E' questo uno degli accessi agli spazi attualmente fruibili del grande complesso già proprietà dei Mozzi e quindi di Stefano Bardini, per il quale si rimanda a quanto detto in merito alla fabbrica di piazza de' Mozzi 2, limitandosi in queste note a fornire alcune indicazioni sul giardino di pertinenza e sulla villa ubicata all'interno del parco. Abbiamo notizia di come qui esistesse già nel Trecento un hortus conclusus confinante con un'area adibita a coltivazioni agricole, successivamente ampliata fino a raggiungere nel 1551 un'estensione tale da confinare con la porta di San Giorgio: si trattava di un terreno caratterizzato da una forte pendenza, strutturato a terrazze, per lo più coltivato ad olivi e fin dai documenti più antichi indicato come "terrenum de Mozzis". Nel Seicento l'attuale area risultava divisa in due proprietà, a est dei Mozzi e a ovest dei Manadori e quindi dei Cambiagi, per poi passare all'inizio dell'Ottocento a Luigi Le Blanc (Jacques-Louis Leblanc) e a suo figlio Giacomo. Riuniti nel 1839 i due appezzamenti dagli stessi Mozzi, si intervenne trasformando l'area (anche sulla base dei molti lavori intrapresi dai Le Blanc) in giardino all'inglese, con un viale che, con ampie curve, saliva fino ad un boschetto romantico. In questa sua nuova configurazione il giardino appare segnalato dalle guide del tempo come "delizioso e vastissimo il quale, nonostante che sia in costa piuttosto ripida e scoscesa, è comodamente accessibile con le carrozze per una comoda e bella strada apertasi nel decorso anno 1841" (Fantozzi 1842). Nel 1880 il complesso, oramai in abbandono per il declino delle fortune economiche dei proprietari, fu espropriato e acquistato dai principi Carolath von Beuthen, che dotarono gli spazi verdi di elementi di gusto vittoriano. E' del 1913 l'acquisto di Stefano Bardini, che rinnovò il complesso adeguandolo alle proprie esigenze di rappresentanza: "arricchito da elementi decorativi di varia provenienza assemblati col gusto tipico del collezionista che nulla esclude, il giardino diventò così un labirinto di tranelli per il conoscitore d'arte, chiamato a distinguere i materiali veri da quelli falsificati, i rimontaggi con inserimenti moderni dalle opere autentiche" (dal sito della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron). Vanto di buona parte del Novecento, come documentano le immagini pubblicate da Ginori Lisci, una eccezionale collezione di azalee e di agrumi, ora distribuiti in vari parchi e giardini demaniali (Petraia, Castello e Poggio a Caiano). Nel 1965, con la morte del figlio di Stefano Bardini, Ugo, prese l'avvio un lungo e complicato iter burocratico sull'eredità, conclusosi solo nel 2000 con l'interessamento dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, attraverso la Fondazione Parchi Monumentali Bardini Peyron, che gestisce attualmente la proprietà. Nel 2007 è stata riaperta al pubblico, dopo una complessa fase di restauro e ristrutturazione, anche la villa Bardini, posta nella parte alta del giardino. Questa fu costruita nel 1641 su una preesistenza di impianto medioevale dall'architetto Gherardo Silvani per Francesco Manadori, da cui la denominazione di villa Manadora (ugualmente la letteratura la segnala anche come villa Belvedere, per la splendida posizione panoramica). Nel suo aristocratico isolamento sulla collina la villa appare accuratamente descritta nella Veduta della città di Firenze dal muricciolo del prato dei padri di San Francesco al Monte, dovuta a Valerio Spada e databile alla metà del Seicento. Appartenuta in seguito ai Cambiagi e poi, all'inizio dell'Ottocento, a Luigi Le Blanc e a suo figlio Giacomo, fu unita nel 1839 alle altre proprietà dei Mozzi per poi passare, come già detto, ai Carolath von Beuthen e a Stefano Bardini che, poco dopo il 1913, la sopraelevò di un piano. La complessa fase di restauro e ristrutturazione promossa dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron ha visto (per quanto riguarda lo specifico cantiere della villa), il coordinamento di progetto dell'architetto Mario Lolli Ghetti e la progettazione e la direzione dei lavori dell'architetto Piero Castelfranco, con la consulenza per il restauro dell'architetto Mariachiara Pozzana. Per quanto concerne il giardino, fermo restando il coordinamento di Mario Lolli Ghetti, progettazione e direzione dei lavori spettano a Mariachiara Pozzana (tra le imprese coinvolte nei lavori si segnalano P.T. Color e Restart per le opere di restauro).
Bibliografia Bucci-Bencini 1971-1973, IV, 1973, p. 65; Pozzana 1994, pp. 89-90; Paolini (Poggi) 2010, pp. 55-57, n. 27; Zoppi 2019, pp. 16-17. Per ulteriori rimandi si veda la bibliografia relativa a palazzo Mozzi.
Approfondimenti Mariachiara Pozzana, Guida del giardino Bardini, Firenze, Casalta, 2005; Mariachiara Pozzana, Greenways: percorsi verdi nell'Oltrarno di Firenze. Giardino Bardini, giardino di Boboli, giardino Corsi, giardino Torrigiani, viale dei Colli, Bobolino, via di Belvedere, viale di Poggio Imperiale, Firenze, Polistampa, 2006; Mariachiara Pozzana, Icona di paesaggio: il restauro del giardino Bardini, in "Architettura del Paesaggio", 2009, 21, pp. 68-71; Giovanni Straffi, La grotta nel parco Bardini, in Sandra Carlini, Elena Marazzi, Lara Mercanti, Giovanni Straffi, Le grotte. Luoghi di delizie tra natura e artificio a Firenze e nel suo territorio, Firenze, Alinea, 2002, pp. 86-87; Maria Chiara Pozzana, Firenze greenway: dal giardino Bardini al Viale dei Colli; un corso di specializzazione in restauro dei giardini storici alla Villa Bardini, in "Bollettino Ingegneri", LXI, 2013, 11, pp. 19-21; Angiolo Pucci, I giardini di Firenze, IV, Giardini e orti privati della città, a cura di Mario Bencivenni e Massimo de Vico Fallani, Firenze, Leo S. Olschki, 2017, pp. 481-483; L’eredità di Stefano Bardini a Firenze, a cura di Antonio Paolucci con testi di Antonio Paolucci, Maria Chiara Pozzana, Emanuele Barletti, Firenze, Mandragora, 2019.
Documentazione fotografica Archivi Alinari, Firenze: ACA-F-055798-0000 (veduta del prospetto di palazzo Mozzi inquadrato da piazza de' Mozzi, 1963). Archivi Scala, Bagno a Ripoli (Firenze): 0034557, 0149135 (vedute del prospetto di palazzo Mozzi inquadrato da piazza de' Mozzi, 1963). Archivio fotografico SBAP, Firenze: 131007, 131008, 131009, 131010 (particolari della torre del palazzo Mozzi, 1984); 131020, 131021, 131022, 131023, 131024, 131025, 131026, 131027, 131028 (vedute degli interni di palazzo Mozzi, 1984); 131411, 131412, 131413, 131414, 131415, 131416 (vedute degli interni di palazzo Mozzi, 1984); 131446, 131447, 131448, 131449, 131450, 131451 (documentazione relativa al restauro della copertura della torre di palazzo Mozzi, 1984); 145711, 145712 (veduta d'insieme e particolare del prospetto del complesso Bardini su via de' Bardi, 1987); 145713, 145714, 145715, 145716 (vedute dei cortili interni del complesso, 1987); 145717, 145718, 145719, 145720, 145721, 145722, 145723, 145724, 145725, 145726, 145727, 145728, 145729, 145730, 145731, 145732, 145733, 145734, 145735, 145736, 145737 (vedute degli spazi interni del complesso Bardini con riferimento ai soffitti dipinti e decorati, 1987); 151804 (veduta del prospetto di palazzo Mozzi inquadrato da piazza de' Mozzi, 1988); 156866 (veduta dell'altana del palazzo, 1990); 156867, 156868, 156869 (vedute di spazi interni, 1990); 156870, 156871 (vedute d'insieme dell'altana del palazzo, 1990); 156873, 156874, 156875, 156876, 156877, 156880, 156881, 156882, 156883, 156884, 156885, 156886, 156888 (documentazione relativa a lesioni e a danni provocati da umidità negli spazi interni di palazzo Mozzi, 1990); 158900, 158901, 158902, 158903, 158904 (documentazione relativa ai danni provocati al giardino dal fortunale del 18 luglio, 1990); 162226, 162227, 162228, 162229, 162230, 162231, 162232, 162233, 162234 (documentazione relativa allo stato di conservazione del giardino e dell'abitazione del custode, 1991); 197508, 197509, 197510, 197511, 197512, 197513, 197514, 197515, 197516, 197517, 197518, 197519 (documentazione relativa allo stato di conservazione delle statue e degli arredi lapidei del giardino, 1998); 198502, 198503, 198504, 198505 (documentazione relativa al ritrovamento di decorazioni parietali due trecentesche sotto al piano di un pavimento di palazzo Bardini durante il cantiere di restauro, 1998); 198506, 198507, 198508, 198512, 198590, 198591, 198709, 198710, 198711, 198712, 198713, 198714, 198715, 198716, 198717, 198718, 198719, 199546, 199547, 199548, 199549, 199550 (documentazione relativa al ritrovamento e al restauro di affreschi settecenteschi nella sala grande di palazzo Mozzi, 1998); 199544, 199551, 199552 (documentazione relativa al ritrovamento delle decorazioni parietali sotto al piano del pavimento, 1998); 200949, 200951, 200952, 200953, 200954, 200957, 200958, 200959, 200960, 200961, 200962, 200963 (documentazione relativa ai ritrovamenti di pitture murali sotto lo scialbo, 1999).
Risorse in rete Sul complesso sono vari file multimediali reperibili su rete telematica, a partire dal sito della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e dalla voce Giardino Bardini su Wikipedia.
Codice SBAPSAE .
ID univoco regionale .
Data creazione 08/11/2008
Data ultima modifica 23/08/2020
Data ultimo sopralluogo 18/02/2020
Autore della scheda Claudio Paolini.
Tags Campo in corso di revisione.
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