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LA STORIA DEL PALAZZO
Costruito per Tommaso di Lionardo Spinelli (tesoriere di papa Paolo III; morto nel 1471) (1), fino alla fine del XIX secolo fu in proprietà della famiglia; dal 1934 appartiene ai Marchesi Malenchini.
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LA FACCIATA
Palazzo della metà del XV secolo, a tre piani con sei assi ciascuno, divisi tra loro da cornicioni su cui poggiano le finestre ad arco a tutto sesto del primo e del secondo piano, racchiuse in cornici di pietra liscia, particolare questo assai interessante poiché l'assenza di rilievo nelle cornici delle finestre presuppone la scelta, in questo punto, di intonaco decorato.
Al piano terreno il portale principale, in posizione centrale, di dimensioni superiori agli altri costruiti nello stesso periodo, è ad arco con conci a rilievo disposti a ventaglio. Ai suoi lati due finestre quadrangolari, poste simmetricamente e definite da una cornice in pietra; per la loro forma odierna non sono riconducibili al periodo della costruzione dell'edificio.
Al primo piano, in posizione centrale, fra le finestre, si può ammirare lo stemma in pietra della famiglia Spinelli. |
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All'ultimo piano sei finestre, oggi rettangolari in seguito al tamponamento della lunetta, erano in origine ad arco come le sottostanti. La facciata è conclusa da un cornicione, sul quale si imposta la sporgenza del tetto.
Lo Heydenreich (2) ritiene che i blocchi sporgenti situati sullo zoccolo e all'impostare dell'arco e così pure la chiave di volta a punta, siano motivi riconducibili al Cinquecento inoltrato, e, dato che le altre singole forme del palazzo sono chiaramente precedenti, egli suppone una modifica del portale avvenuta in epoca successiva alla costruzione del palazzo stesso.
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LA DECORAZIONE
Il motivo del fregio con la rosa riconduce alla cerchia di Bernardo Rossellino. La decorazione, molto ricca, è databile intorno agli anni 1460-70, in considerazione del fatto che Tommaso Spinelli, morto nel 1471, fece eseguire nel secondo chiostro di Santa Croce dei graffiti molto simili a questi (3) dallo stesso Rossellino. Importante è anche il riferimento stilistico alla tomba di Leonardo Bruni, sempre nella chiesa di Santa Croce, di mano del Rossellino (1443) per il motivo delle lesene scolpite ai lati dell'arcone.
E' probabile che la decorazione del palazzo sia dovuta alla sua bottega, poiché Bernardo era già morto nel 1464.
La decorazione della facciata inizia al di sopra dello zoccolo del pianterreno, con una cornice a foglie di acanto su un motivo strigilato che limita inferiormente un finto paramento murario a bozze rettangolari, culminante con un fregio posto sotto il cornicione del primo piano. Tale fregio è composto da un modulo di due elementi, ripetuto per diciotto volte: un'infiorescenza inscritta fra due girali fioriti affrontati e una melagrana poggiata su due volute. |
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Al primo piano lo spazio esiguo tra le finestre è riempito con un motivo vegetale continuo a candelabra, che si biforca all'altezza dell'impostare dell'arco delle finestre per bordarne il contorno. Ciascun peduccio degli archi delle finestre include una grande rosetta contenuta in una cornice tonda a tortiglione. Al di sopra corre una fascia orizzontale, composta da un modulo ripetuto per tredici volte: una ghirlanda di piume che inscrive una rosa selvatica, collegata, per la presenza delle spine, al cognome della famiglia proprietaria del palazzo, alla quale è legata a destra una cornucopia colma di fiori e frutta. Il significato di questi emblemi sembra riferirsi alla prosperità che aveva gratificato Tommaso Spinelli, ufficiale papale e mercante.
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Tra questa fascia e il cornicione del secondo piano è posto un fregio modulare a due elementi, ripetuto per molte volte, il quale raffigura: una grande palmetta esplosa e un'infiorescenza fra due foglie d'acanto su due girali. Il fregio è incorniciato: in alto da un tortiglione; in basso da foglioline stilizzate, da un tortiglione e da fuseruole.
La scarsa superficie del secondo piano è fittamente decorata con motivi vegetali: fra le finestre sale una candelabra desinente in un'infiorescenza con girali fioriti che si espande nello spazio superiore.
I graffiti posti sulla facciata del palazzo vennero restaurati nei primi anni venti del Novecento dall'artista Mannelli, con studio in via della Campora. Per un'esecuzione corretta del restauro è molto probabile che si sia servito del disegno contenuto nel testo di Stegmann - Geymueller (4), tralasciando però i sostegni visibili al centro della vela dell'arco del secondo piano (5).
Il restauratore Cesare Benini nel 1962 ha eseguito un disegno della facciata, nel quale ha distinto le parti originali da quelle interessate dai diversi restauri, annotando che: "...nella facciata ci sono almeno quattro interventi di restauro con l'aggravante, che certo in un tempo non lontano, le parti piane delle decorazioni originali o restauri sono state ripassate di bianco calce puro piuttosto velato...ritengo che le parti tratteggiate verticalmente, che sono assai estese e ben riprese e già hanno una patina che a fatica le fanno scorgere siano state rifatte nel restauro del 1922. Tutta la zona del bozzato che va dal fregio sopra al portone principale a terra non è stata ripassata col detto bianco calce; inoltre osservando la luce radente credo di aver individuato cinque-sei bozze e due pezzettine originali (delimitate nel disegno) i quali malgrado siano stati velati, erano leggermente più in rilievo della superficie rifatta ma soprattutto osservai che la calce raschiata si appalesava con un senso scoltellato caratteristica delle parti sicuramente originali"(6). Nell'autunno del 1994 è stato intrapreso un nuovo intervento di restauro, volto prevalentemente ad arginare l'evidente dilavamento che interessava larga parte della superficie decorata della facciata.
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NOTE
1) la famiglia Spinelli fu tra le prime a fornire aiuti economici ai frati francescani per la costruzione della nuova grandiosa chiesa e fu anche tra le prime famiglie ad avere una cappella intitolata a proprio nome, collocata alla sinistra dell'abside
2) L.H. Heydenreich, Ueber den Palazzo Guadagni in Florenz , in Festschrift fuer E. Hanfstaengl , Muenchen 1961, p.45
3) conservati nel Museo dell'Opera di Santa Croce
4) Stegmann C. Geymueller H.,1885-1908, vol.XI, 2, tavv. 3-4 nel quale erano state completate le parti mancanti della decorazione
5) come sostenuto in Thiem G. C., p.73
6) cfr. ibidem, p.74; il palazzo è stato poi nuovamente restaurato nel 1967 e a tal proposito si veda L. Bartoli, Un restauro e un problema di prospettiva (il Palazzo Rasponi - Spinelli a Firenze) , Firenze 1967.
(Testi e immagini ottenute per gentile concessione dal libro "Florentia Picta - Le facciate dipinte e graffite dal XV al XX secolo" di Eleonora Pecchioli, 2005 - Ed. Centro Di. Fotografie di Antonio Quattrone.) |
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