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Quartiere Santa Maria Novella
Ubicazione Piazza dell'Unità Italiana 6
Denominazione Palazzo Carrega Bertolini
Altre denominazioni Teatro della Piazza Vecchia, teatro dell'Accademia degli Arrischiati, albergo Baglioni, Hotel Baglioni
Affacci via del Melarancio, via Panzani
Proprietà Carrega Bertolini, Baglioni, Aerhotel.
Architetti - Ingegneri Guidotti Enrico, Rampoldi Attilio, Ristorini Luca, de Cambray Digny Luigi.
Pittori - Scultori - Decoratori Nessun dato rilevato.
Uomini illustri Buontalenti Bernardo, D'Annunzio Gabriele, Puccini Giacomo, Trilussa (Carlo Alberto Salustri, d.), Pirandello Luigi, Toscanini Arturo, Brancati Vitalino.
Note storiche Sorto su antiche case dei Cenni, dei Da Verrazzano e dei Vernaci (si veda tuttavia la nota di Guido Carocci nel suo Firenze scomparsa che parla invece di precedenti proprietà dei Buoninsegni, dei Buontalenti e dei frati di Santi Maria Novella) l'edificio fu proprietà nell'Ottocento del principe Carrega di Lucedio, che provvide a riconfigurarlo nelle attuali forme neorinascimentali su disegno dell'architetto Enrico Guidotti, poco dopo il 1860, in concomitanza con i lavori di allargamento di via Panzani (su progetto redatto dall'ingegnere Luigi Del Sarto e dallo stesso Enrico Guidotti), teso a migliorare la viabilità di collegamento con la stazione ferroviaria Maria Antonia. Nel 1903 fu acquistato da Andrea Baglioni, albergatore torinese che aveva avuto il principe Carrega come cliente e, battezzato con il suo nome, trasformato da palazzo in albergo, con importanti opere di ridistribuzione degli spazi interni condotte su progetto dell'ingegnere Attilio Rampoldi. Al 1907 si datano ulteriori lavori di ampliamento. Impostosi come uno dei più prestigiosi della città (tra i suoi ospiti Gabriele D'Annunzio, Giacomo Puccini, Trilussa, Luigi Pirandello, Arturo Toscanini e Vitalino Brancati), fu gravemente danneggiato sia negli anni della guerra sia dall'alluvione del 1966 tanto da costringere la proprietà a venderlo (causa le ingenti spese da sopportare per i restauri) alla società Aerhotel (Alitalia, Ciga e Sme finanziaria). Il fronte principale che guarda alla piazza presenta nove assi su cinque piani, con il piano nobile segnato da due balconi con finestroni sormontati da scudi con l'arme dei Carrega Bertolini (partito: nel primo ripartito d'oro e di rosso, al leone leopardito dell'uno all'altro, tenente con la branca anteriore destra un giglio del secondo; nel secondo d'azzurro, alla fascia di rosso e a tre crescenti montanti d'argento ordinati in palo, quello centrale attraversante sulla fascia, e accompagnati da due stelle a otto punte d'oro, una nel cantone destro del capo e una nel cantone sinistro della punta). Lungo il fianco dell'edificio, dal lato che introduce a via del Melarancio, è uno scudo con un'impresa accompagna dal motto "Chi non risica non rosica", proprio dell'Accademia degli Arrischiati che qui, tra il 1760 e il 1879, gestì uno dei più frequentati per quanto piccoli teatri della città (secondo Fantozzi ricavato in una casa già di proprietà di Bernardo Buontalenti), noto come teatro della Piazza Vecchia, dall'originaria denominazione del luogo (piazza Vecchia di Santa Maria Novella). Della struttura resta, tra l'altro, la vivida descrizione resane da Giuseppe Conti nel suo Firenze vecchia: "il teatro della Piazza Vecchia era talmente piccolo, che pareva un casotto da burattini; era costruito quasi tutto di legname, e parecchio più sudicio degli altri due (i teatri della Quarconia e di borgo Ognissanti, si veda). Si diceva degli Arrischiati, quasi per definire che era un bel rischio l'entrarvi. Sulla porta, per spiegare tale e arguta definizione, c'era lo stemma con una trappola con dentro un topo che faceva di tutto per scappare, nonostante che un gatto fosse li pronto ad agguantarlo se gli riusciva. Vi recitava lo stenterello Amato Ricci, il beniamino dei fiorentini, per il suo modo simpatico di recitare e di dire barzellette e frizzi pulitamente, senza le sguaiataggini di altri suoi colleghi". Nel 1796 le decorazioni della sala furono rinnovate dall'architetto Luca Ristorini, quindi si intervenne nuovamente tra il 1813 e il 1814 su progetto dell'architetto Luigi de Cambray Digny (ulteriori interventi sono documentati nel 1839). Già inglobato nel 1850 nell'attuale edificio, il teatro fu del tutto soppresso nel 1879, anno nel quale le disposizioni prefettizie imposero il restauro o la chiusura di quasi tutti i teatri della città.
Bibliografia
dettaglio
Fantozzi 1843, p. 42, n. 61; Firenze 1850, p. 526; Carocci 1897, p. 39; Illustratore (1911) 1910, p. 47; Allodoli-Jahn Rusconi 1950, p. 9; Bargellini-Guarnieri 1977-1978, II, 1977, p. 261; IV, 1978, p. 227; Cresti-Zangheri 1978, p. 124; Cesati 2005, II, p. 707; Cesati (Piazze) 2005, p. 305.
Approfondimenti Cenni sulla restaurazione dell'Imp. e Real Teatro degli Arrischiati, Firenze, 1839; Luigi Zangheri, in La Toscana dei Lorena nelle mappe dell'Archivio di Stato di Praga, catalogo della mostra (Firenze, Archivio di Stato, maggio-luglio 1991), Firenze, Edifir, 1991, pp. 174-177; Leandro Cavalensi, Una città, una storia, un albergo. Il Grand Hotel Baglioni di Firenze, Firenze, Tipografia Contini p er Hotel Baglioni, 1999; Maria Alberti, Teatro della Piazza Vecchia di Santa Maria Novella, in I teatri storici della Toscana, censimento documentario e architettonico a cura di Elvira Garbero Zorzi e Luigi Zangheri, Venezia, Marsilio, 2000, pp. 183-188.
Documentazione fotografica albergo, teatro, stemma familiare.
Risorse in rete Sull'edificio sono alcuni file multimediali reperibili su rete telematica, a partire dal sito dell'albergo e da quello promosso dal Comune di Firenze relativo agli esercizi storici del territorio.
Codice SBAPSAE .
ID univoco regionale .
Data creazione 12/02/2009
Data ultima modifica 17/01/2018
Data ultimo sopralluogo 10/02/2010
Autore della scheda Claudio Paolini.
Tags Campo in corso di revisione.
Localizzazione
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