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Quartiere Santa Croce
Ubicazione Via de' Pandolfini 20
Denominazione Palazzo Galli Tassi
Altre denominazioni Palazzo Valori
Affacci .
Proprietà Valori, Bellacci, Capponi, Peruzzi, Pandolfini, Dazzi, Galli Tassi, Ospedali Toscani, Pagliano, Bruno.
Architetti - Ingegneri Silvani Gherardo, Paoletti Gasparo Maria, Comotto Paolo, Malaspina Francesco, di Napoli Rampolla Martino, Trotter Andrew.
Pittori - Scultori - Decoratori Boschi Fabrizio, Giovanni da San Giovanni (Giovanni Mannozzi, d.), Vannini Ottavio, Volterrano (Baldassarre Franceschini, d.), Baccio del Bianco, Furini Francesco, Rosselli Matteo, Benini Amedeo, Pieratti Domenico.
Uomini illustri Valori Baccio, Pagliano Girolamo.
Note storiche Eretto sulle preesistenze di varie case corti mercantili trecentesche (si veda il cortile interno), il palazzo viene tradizionalmente fatto risalire agli anni in cui risulta di proprietà di Baccio Valori (dal quale una delle denominazioni tradizionali dell'edificio), nel primo quarto del Cinquecento. Dopo la sua morte (1537) la proprietà, confiscata, passò ai Bellacci, ai Capponi e ai Dazzi, fino a che nel 1623 venne acquistata dai Galli Tassi. Nel 1630, in previsione delle nozze di Agnolo Galli con Maddalena Carnesecchi (1632) furono intrapresi numerosi lavori di ampliamento e abbellimento degli interni (affreschi di Fabrizio Boschi, Giovanni da San Giovanni, Ottavio Vannini, Volterrano, con elementi decorativi di Baccio del Bianco e opere di Francesco Furini e Matteo Rosselli). In particolare Federico Fantozzi (1843) riferisce di interventi di ammodernamento condotti nel 1645 da Gherardo Silvani (ma su base documentaria Francesca Parrini 2007 riconduce anche questi al cantiere del 1630-1633), al quale si dovrebbero tra l'altro le finestre inginocchiate del piano terreno: lo stato dell'edificio determinato da tali lavori è documentato da un cabreo datato al 1753, con la veduta assonometrica del palazzo assieme ad altre proprietà su via delle Seggiole, pubblicato da Gian Luigi Maffei (1990). All'intervento del Silvani sarebbero seguiti i più tardi lavori condotti da Gasparo Maria Paoletti tra il 1762 e il 1763, periodo al quale risale l'imponente scalone neoclassico a due rampe. La situazione negli ultimi anni di proprietà Galli Tassi è attestata da una serie di piante, prospetti e sezioni sempre conservati nell'Archivio di Stato di Firenze e resi noti da Piero Roselli (1985) e da Gian Luigi Maffei (1990). Alla morte dell'ultimo membro di questo ramo della casata, il conte Angiolo Galli Tassi (1792-1863, ben noto come benefattore dell'Ospedale di Santa Maria Nuova), la proprietà passò per lascito testamentario agli Ospedali della Toscana. Negli anni di Firenze Capitale (1865-1871) il palazzo e gli edifici confinanti già dei Galli Tassi (si veda via de' Pandolfini 18 e borgo degli Albizi 23) furono affittati per essere adibiti a sede del Ministero dell'Agricoltura Industria e Commercio: il generale stato di abbandono delle proprietà portò "a molti lavori di risarcimento e di trasformazione" tesi ad aumentare la superficie utile dell'edificio. In particolare, su progetto dell'architetto Paolo Comotto e direzione dei lavori dell'ingegner Francesco Malaspina, il grande salone fu diviso sia in altezza sia in pianta, ricavandone otto stanze, e la terrazza fu chiusa sul fronte di via Pandolfini ricavandone sei stanze. Furono inoltre aperte o chiuse varie finestre e porte e rifatti diversi pavimenti. Con il trasferimento della capitale a Roma il palazzo fu adibito a uffici per la Prefettura e l'Amministrazione Provinciale, fino a che venne acquistato dall'imprenditore napoletano Girolamo Pagliano, noto per essersi fatto promotore della costruzione del teatro attualmente noto come Verdi. Al 1925-26 si datano importanti interventi di restauro, compreso quello condotto da Amedeo Benini sui graffiti della facciata. Questa si presenta organizzata su quattro piani e sette assi, con grandi finestre ad arco incorniciate da conci in pietra, chiusa in alto da una altana, come detto ora tamponata e finestrata, nell'insieme del tutto rispondente a quanto documentato dal cabreo del 1753. Sotto il secondo ricorso è lo stemma aquilino dei Valori (di nero, all'aquila al volo abbassato d'argento, seminata di crescente del campo). Nell'interno è da segnalare il bel cortile con pilastri trecenteschi nel quale è un gruppo marmoreo di Ercole e Iole di Domenico Pieratti (commissionato da Agnolo Galli nel 1629 e terminato nel 1659). Per quanto riguarda i graffiti, che caratterizzano l'edificio sia con un disegno a pietre squadrate sia con fasce decorate dove ricorrono iscrizioni e, insistentemente, il tema della vela gonfia di vento attributo della Fortuna, si è ipotizzato (Eleonora Pecchioli 2005) che questi possano risalire nella loro formulazione originaria alla fine del Quattrocento o ai primi del Cinquecento, il che porterebbe ad anticipare la datazione della fabbrica rispetto a quanto ipotizzato da tutta la letteratura precedente. Si tenga tuttavia presente come gli attuali siano frutto di un quasi totale rifacimento, come peraltro attesterebbe il repertorio di Bargellini e Guarnieri (1978) che non a caso ricordava la facciata "una volta graffita", ma evidentemente al tempo priva di queste tracce. Dal 2017 parte degli ambienti del palazzo sono occupati da Numeroventi, spazio creativo con residenze per artisti, frutto di un progetto dei designers Martino di Napoli Rampolla e Andrew Trotter. Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.
Bibliografia
dettaglio
Bocchi-Cinelli 1677, pp. 370-371; Fantozzi 1842, p. 261, n. 50; Fantozzi 1843, p. 156, n. 364; Baldinucci-Ranalli 1845-1847, IV, 1846, pp. 247, 368; Firenze 1850, p. 230; Bacciotti 1879-1886, III, 1886, p. 411; Carocci 1897, p. 144; Elenco 1902, p. 256; Limburger 1910, n. 275; Illustratore fiorentino (1911) 1910, pp. 136-139; Limburger-Fossi 1968, n. 275; Ginori Lisci 1972, II, pp. 559-564; Palazzi 1972, pp. 215-216, nn. 420-421; Fanelli 1973, I, p. 421; Bargellini-Guarnieri 1977-1978, III, 1978, p. 26; Roselli 1985, pp. 66-67, n. 21; Maffei 1990, pp. 128-129; Graffiti 1993, pp. 48-49; Cesati 2005, II, p. 448; Firenze 2005, p. 393; Pecchioli 2005, pp. 204-207; Francesca Parrini in Atlante del Barocco 2007, p. 414, n. 99; Paolini 2008, pp. 147-148, n. 220; Paolini 2009, pp. 216-218, n. 303.
Approfondimenti Restauro di facciate, in "Arte e Storia", XXX, 1911, 8, pp. 252-253; Ewald Gerhard, Unknown works by Baldassarre Franceschini, called il Volterrano (1611-1689), in "The Burlington Magazine", CXV, 1973, pp. 272-283; Angiolo Pucci, I giardini di Firenze, IV, Giardini e orti privati della città, a cura di Mario Bencivenni e Massimo de Vico Fallani, Firenze, Leo S. Olschki, 2017, pp. 76-77; Numeroventi: il palazzo storico di Firenze con i loft minimali degli artisti, in "Elledecor" online, 8 gennaio 2017.
Documentazione fotografica Archivio fotografico SBAP, Firenze: 104193, 104194, 104195, 104196 (veduta d'insieme e particolari del prospetto, 1980).
Risorse in rete Sull'edificio sono alcuni file multimediali reperibili su rete telematica, a partire dalla voce Palazzo Galli Tassi su Wikipedia (con testi concessi dal presente sito in GFDL).
Codice SBAPSAE FI0169
ID univoco regionale 90480170234
Data creazione 15/08/2008
Data ultima modifica 19/10/2021
Data ultimo sopralluogo 08/09/2021
Autore della scheda Claudio Paolini.
Tags Firenze Capitale, graffito, iscrizione, stemma familiare.
Localizzazione
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