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Quartiere Santo Spirito
Ubicazione Piazza di Cestello 10
Denominazione Granaio dell'Abbondanza
Altre denominazioni Granaio di Cosimo III, Il Palco, granaio dell'Uccello, magazzino dell'Abbondanza, caserma Generale G. Guidobono, panificio militare Guidobono, caserma Sani, caserma Generale Cavalli
Affacci via del Piaggione, via del Tiratoio 1, lungarno Soderini
Proprietà Ordine di Santo Stefano, Comunità di Firenze, demanio dello Stato (bene in uso alla P.A. Centrale).
Architetti - Ingegneri Foggini Giovanni Battista.
Pittori - Scultori - Decoratori Nessun dato rilevato.
Uomini illustri Intieri Bartolomeo.
Note storiche Il presente testo sostituisce quasi integralmente l'originaria scheda redatta nel 2008, che recava varie inesattezze dovute a una serie di notizie riportate da Guido Carocci nel suo "Illustratore fiorentino" del 1904, già segnalate come contraddittorie rispetto all'ulteriore bibliografia consultata. L'edificio originario risulta realizzato come granaio in una zona pressoché inedificata di Firenze, prossima al tiratoio dell’Uccello, con un cantiere già aperto nel 1695 e chiuso nel novembre del 1697, su committenza di Cosimo III de’ Medici e progetto di Giovan Battista Foggini. La fabbrica si caratterizzava per la presenza di una palazzina con il fronte principale a guardare la piazza di Cestello (nelle forme che ancora oggi la caratterizzano) e di un'ampia area posta alle sue spalle, detta il piaggione, perimetrata da un alto muraglione a scarpa, da identificarsi con un terrapieno fornito di 122 buche da grano ciascuna capace di 1000 staia. Sottoposto alla Magistratura dell’Abbondanza (da cui la denominazione tradizionale), il complesso era stato poi ulteriormente qualificato dopo il 1754 da un sistema per stufare il grano per meglio conservarlo nel tempo, messo a punto dal meccanico toscano Bartolomeo Intieri, che godette al tempo di notevole fama. Il granaio continuò ad essere attivo presumibilmente fino agli anni novanta del XVIII secolo fino a che, già passato tra le proprietà dell’Ordine di Santo Stefano, fu adibito a caserma dei cavalieri dell’Ordine. Durante il periodo napoleonico il complesso fu adattato per l’acquartieramento delle truppe francesi e quindi di quelle spagnole. Con la Restaurazione il fabbricato conobbe un lungo periodo di semi abbandono e fu utilizzato come deposito e quindi variamente concesso dalla Comunità di Firenze (che lo aveva rilevato dall’Ordine di Santo Stefano) prima a un fabbricante di fuochi di artificio poi alla manifattura dei Tabacchi per l’essiccazione degli stessi. Tornato nel 1848 ad essere utilizzato come caserma per l’acquartieramento delle truppe (tra le quali un corpo di artiglieria della Guardia Civica), fu nel 1860 individuato come panificio militare e, negli anni di Firenze Capitale (1865-1871) oggetto di importanti lavori per adeguarlo alla sua nuova funzione, che comportarono la totale trasformazione della zona del piaggione, retrostante il corpo di fabbrica principale sulla piazza del Cestello, con la distruzione di quasi tutte le buche da grano tardo seicentesche. Nella seconda metà del Novecento, con la denominazione di caserma Cavalli, è stato sede del Consiglio di Leva (con concessione di alcuni locali all’Associazione Nazionale Alpini), conoscendo ulteriori e periodiche trasformazioni della zona dell’ex piaggione (in parte legate ai danni provocati dall’alluvione del 1966) e, per quanto riguarda la distribuzione e la funzione degli spazi interni, del corpo principale della fabbrica, fino al totale snaturamento di questi stessi spazi. L'edificio presenta sulla piazza il prospetto principale articolato su quattro ordini di finestre, dal basso verso l'alto rettangolari, quadrate, quindi di nuovo rettangolari e ovali all'ultimo livello, tutte incorniciate da listre di pietra che risaltano sulla superficie intonacata. Sino al secondo ordine sono dei pilastri bugnati, motivo che si ripete nel portale d'ingresso. In asse a questo, la finestra del primo piano è sormontata dallo stemma mediceo. Il lato che prospetta il lungarno Soderini mostra per i primi assi lo stesso disegno del prospetto che guarda la piazza, quindi l'edificio prosegue a due soli piani, per ulteriori nove assi, con la porzione basamentale in laterizio. Identiche caratteristiche si ritrovano sugli altri lati. E' quindi nel suo insieme una costruzione caratteristica, che ha una facciata grandiosa e di forme assai corrette dal lato della piazza e che nelle altre parti presenta quasi l'aspetto di una fortezza, con le mura a scarpa di cortina di mattoni e le cantonate a bozze di pietra, di modo che si direbbe che sia stata edificata essenzialmente non per conservare ma per difendere le ricche provviste che vi si accumulavano. "Il repertorio tradizionale dei materiali e del linguaggio formale, dignitoso e austero trova in questa opera conferma della permanenza delle formule costruttive e del conservatorismo dell'ambiente fiorentino insieme a un momento di novità tecnologica, che è costituito dal singolare impianto dei silos a boccia, dove si ritrova la cultura delle fortificazioni militari e probabilmente esperienze proprie della trattatistica francese e olandese" (Borsi-Maresca 1984). Da via del Tiratoio era l'ingresso alla sede dell'Associazione Nazionale Alpini Sezione di Firenze. Il granaio appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale. Nel 2016 il complesso è stato acquisito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, ed è in attesa di essere interessato da un cantiere per il suo restauro e l'adeguamento funzionale.
Bibliografia
dettaglio
Follini-Rastrelli 1789-1802, VIII, 1802, p. 146; Lastri 1821, VII, pp. 56-59; Firenze 1828, p. 201; Fantozzi 1842, p. 713, n. 360; Fantozzi 1843, p. 269, n. 673; Formigli 1849, p. 201; Firenze 1850, p. 620; Bigazzi 1886, p. 95; Carocci 1897, pp. 82-83; Elenco 1902, p. 251; Illustratore fiorentino (1904) 1903, p. 28; Limburger 1910, n. 338; Bertarelli 1922, p. 164; Garneri 1924, p. 292, n. XV; Bertarelli 1937, p. 283; Limburger-Fossi 1968, n. 338; Firenze 1974, p. 307; Bargellini-Guarnieri 1977-1978, I, 1977, p. 240; Borsi-Maresca 1984, pp. 73-74; Rosamaria Martellacci in Firenze 1992, p. 158, n. 118; Cesati (Piazze) 2005, p. 57; Firenze 2005, p. 446; Stefania Galante in Atlante del Barocco 2007, p. 428, n. 156; Invernizi 2007, I, p. 122, n. 99.
Approfondimenti Bartolomeo Intieri, Della perfetta conservazione del grano, Napoli, presso Giuseppe Raimondi, 1754; Marco Lastri, Magazzino dell'abbondanza, e stufa per la conservazione de' grani, in L'Osservatore fiorentino sugli edifizi della sua Patria, quarta edizione eseguita sopra quella del 1821 con aumenti e correzioni del Sig. Cav. Prof. Giuseppe Del Rosso, Firenze, Giuseppe Celli, 1831, XII, pp. 51-54; Amelio Fara, Giovanni Castellazzi e l'architettura militare nella Firenze capitale d'Italia, in "Bollettino degli Ingegneri", XXXII, 1984, 7/8, pp. 8-12; Carlo Cresti, L'architettura del Seicento a Firenze, Roma, Newton Compton, 1990, pp. 248-249; Riccardo Spinelli, Giovan Battista Foggini "Architetto Primario della Casa Serenissima" dei Medici (1652-1725), Firenze, Edifir, 2003, pp. 113-117 (Il progetto del 'Granaio' in piazza San Frediano a Firenze).
Documentazione fotografica Campo in corso di revisione.
Risorse in rete Sull'edificio sono alcuni file multimediali reperibili su rete telematica, a partire dalla voce su Wikipedia.
Codice SBAPSAE FI6558
ID univoco regionale 90480171154
Data creazione 23/10/2008
Data ultima modifica 08/03/2017
Data ultimo sopralluogo 06/08/2013
Autore della scheda Claudio Paolini.
Tags Archivio fotografico SBAP, Firenze: 49069, 49070, 49071, 49072, 49073, 49074, 49075 (vedute d'insieme del complesso riprese dall'altro lato del lungarno, 1969); 49076, 49077, 49078, 49079, 490780 49081, 49082, 49083, 49084, 49085, 49086 (vedute d'insieme dei singoli prospetti con particolari degli elementi lapidei rappresentativi, 1969); 51320, 51321, 51322, 51415, 51416 (vedute d'insieme del complesso, 1970); 51527, 51528, 51529, 51530, 51531, 51532, 51533, 51534, 51535, 51536, 51537 (vedute di alcuni spazi interni, 1970); 51538, 51539, 51540, 51541, 51542, 51543, 51544 (vedute degli spazi sottosuolo e di un silos, 1970); 216547, 216548, 216549, 216550, 216551, 216552, 216553, 216554, 216555, 216556, 216557, 216558, 216559, 216560, 216561, 216562, 216563 (vedute d'insieme dei singoli prospetti con particolari degli elementi lapidei rappresentativi, 2003).
Localizzazione
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