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Quartiere San Giovanni
Ubicazione Via de' Ginori 11
Denominazione Palazzo Ginori
Altre denominazioni .
Affacci via della Stufa
Proprietà Ginori, Ginori Lisci.
Architetti - Ingegneri Baccio d'Agnolo (Bartolomeo Baglioni, d.), Merlini Lorenzo, Ferri Antonio Maria, Francolini Felice.
Pittori - Scultori - Decoratori Mariano da Pescia (fra' Mariano Graziadei, d.), Gherardini Alessandro, Marcellini Carlo, Ferretti Giovanni Domenico, Meucci Vincenzo, Dandini Piero, Bonechi Matteo, Saviotti Pasquale.
Uomini illustri Nessun dato rilevato.
Note storiche Il palazzo, tradizionalmente riferito a Baccio d'Agnolo, fu costruito tra il 1516 e il 1520 per i Ginori, su più antiche case già documentate come appartenenti a questa stessa famiglia agli inizi del Quattrocento. Originariamente presentava il fronte decorato con pitture a chiaroscuro (totalmente perdute) raffiguranti Storie di Sansone, opera di Mariano da Pescia. Dopo un primo ampliamento datato al 1616, fu ulteriormente ingrandito verso via della Stufa nel 1691-1694, su progetto del giovane architetto Lorenzo Merlini, grazie all'acquisto di una casa confinante che consentì la realizzazione di due ali laterali affacciate su uno spazio lastricato. "Il Merlini progettò una loggia a due ordini di arcate tra paraste binate per il prospetto tergale, e un finto loggiato, sempre con paraste binate, per le facciate laterali e per quella su via della Stufa, che racchiudono al centro, rispettivamente, aperture timpanate e cancello affiancato da due nicchie di statue" (Martelli). Poco dopo, nel 1699, in occasione del matrimonio tra Lorenzo Ginori con Anna Maria Minerbetti, Antonio Maria Ferri sistemò alcune sale del piano nobile che furono affrescate e decorate (si includono qui anche lavori da datarsi al 1729) Alessandro Gherardini, Carlo Marcellini, Giovanni Domenico Ferretti, Vincenzo Meucci, Piero Dandini e Matteo Bonechi (questi ultimi due lavorarono alla galleria, poi interamente ridecorata da Pasquale Saviotti nel 1847). Nel 1730 fu annesso al palazzo l'edificio adiacente, già dei Bandinelli (e sul quale si veda a via Ginori 13). Altre trasformazioni sono riconducibili a un cantiere aperto in occasione o poco dopo il matrimonio tra Lorenzo Ginori Lisci con Ottavia Strozzi (1846), diretto dall'ingegnere Felice Francolini, che portò alla chiusura con un lucernario in ghisa dell'antico cortile a colonne e alla realizzazione di una nuova scala monumentale in sostituzione di quella antica, ripida e stretta. Ulteriori e non meglio precisati lavori sono da datarsi al 1886, come segnalato nelle pagine di "Arte e Storia", che comunque dovettero essere non di limitata entità, visto che interessarono tutti gli immobili di proprietà Ginori da questo lato della strada (si veda ai numeri civici 13 e 15). Per quanto concerne i restauri all'edificio sono documentati interventi nel 1930, mentre recentemente, nel 2003, al cortile si è tornati a conferire gli originari colori settecenteschi. Anche l'altana seicentesca appare restaurata. Il fronte si sviluppa su tre ampi piani organizzati su sei assi, più una spaziosa altana che chiude l'edificio. Finestre a tutto sesto incorniciate da bugnato scandiscono i due piani, mentre il terreno mostra cinque finestre rettangolari ed il portone d'ingresso (si noti la bella chiodatura) sistemato in corrispondenza del quarto asse. Fino all'Ottocento era inoltre presente una panca di via, demolita su ordine del Comune. Al centro della facciata è uno scudo con l'arme dei Ginori (d'azzurro, alla banda d'oro caricata di tre stelle a otto punte nel campo). Per quanto riguarda gli interni se ne veda la descrizione in Adsi 2009/1. Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.
Bibliografia
dettaglio
Fantozzi 1842, p. 467; Fantozzi 1843, pp. 89-90, n. 193; Firenze 1850, p. 255; Stegmann-Geymüller 1885-1908, VII, p. 2; Carocci 1897, p. 143; Elenco 1902, p. 254; Limburger 1910, n. 295; Garneri 1924, p. 185, n. XVII; Thiem 1964, pp. 128-129, n. 72, tav. 21; Limburger-Fossi 1968, n. 295; Firenze 1974, p. 256; Bargellini-Guarnieri 1977-1978, II, 1977, p. 44; Cresti-Zangheri 1978, p. 103; Zucconi 1995, p. 81, n. 104; Cesati 2005, I, p. 287; Firenze 2005, p. 288; Chiara Martelli in Atlante del Barocco 2007, p. 415, n. 103; Adsi 2009/1, pp. 24-27.
Approfondimenti Marco Lastri, Palazzo de' Marchesi Ginori, autori d'una fabbrica di porcellane, in L'Osservatore fiorentino sugli edifizi della sua Patria, quarta edizione eseguita sopra quella del 1821 con aumenti e correzioni del Sig. Cav. Prof. Giuseppe Del Rosso, Firenze, Giuseppe Celli, 1831, II, pp. 34-35; Guido Carocci, Restauri a Firenze, in "Arte e Storia", V, 1886, 28, pp. 206-207; Cosimo Conti, Restauri di palazzi in Firenze, in "Arte e Storia", V, 1886, 35, p. 252; D. Randi, La famiglia e il palazzo dei Ginori, in "Rivista Fiorentina", I, 1909, 10, pp. 32-35; Leonardo Ginori Lisci, Old properties of a Florentine Family, in "Apollo", CV, 1977, pp. 34-39; Leonardo Ginori Lisci, The nineteenth century in a sixteenth century Florentine Palace, in "Apollo", CXVII, 1983, 255, pp. 392-397; Carlotta Lenzi Iacomelli, Vincenzo Meucci (1694-1766), Firenze, Edifir 2014, p. 176.
Documentazione fotografica Campo in corso di revisione.
Risorse in rete Nessun dato rilevato.
Codice SBAPSAE FI0120
ID univoco regionale 90480170143
Data creazione 14/11/2008
Data ultima modifica 02/04/2016
Data ultimo sopralluogo 10/12/2009
Autore della scheda Claudio Paolini.
Tags Archivi Alinari, Firenze: ACA-F-055792-0000 (veduta di scorcio della via con la facciata del palazzo, 1963).
Localizzazione
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