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Scheda Palazzo Tornaquinci Della Stufa Torna ai risultati della ricerca
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Quartiere Santa Croce / San Giovanni
Ubicazione Borgo degli Albizi 29
Denominazione Palazzo Tornaquinci Della Stufa
Altre denominazioni Palazzo Pazzi, cinema Galileo, cinema Corso
Affacci via de' Giraldi 15
Proprietà Scolari, Pazzi, Lucalberti, Tornaquinci, Tornaquinci Della Stufa, Gennazzani, Borroni, Corso Gestioni Cinematografiche Srl.
Architetti - Ingegneri Caliterna Luigi, Bosi Eugenio.
Pittori - Scultori - Decoratori Nessun dato rilevato.
Uomini illustri Nessun dato rilevato.
Note storiche L'edificio sorge in un'area già segnata dalla presenza in antico di case della famiglia Scolari, in parte inglobate nel palazzo in oggetto, in parte in quello dei Pazzi della Congiura (si veda via del Proconsolo 10): le comuni origini dei due edifici da una stessa proprietà e il riproporsi di alcuni motivi nell'uno e nell'altro hanno peraltro fatto ipotizzare da alcuni studiosi un unico impianto costruttivo per le due fabbriche, che a una certa altezza cronologica sarebbero pervenute alla famiglia Pazzi. Per altri, invece, spetterebbe ai Lucalberti, proprietari del nostro palazzo nel Quattrocento, la prima trasformazione della fabbrica medioevale in dimora signorile. Agli inizi del Settecento la proprietà passò ai Tornaquinci, che intervennero con significativi lavori, peraltro spostando l'ingresso principale, già prospiciente via de' Giraldi, su borgo degli Albizi, e ridisegnando i due piani superiori. Attorno al 1910, oramai passato ad altri dopo essere stato dal 1790 circa dei Tornaquinci Della Stufa, il piano terreno della facciata fu modificato, fino a conferirgli i caratteri odierni, con la trasformazione in fornici degli sporti presenti e con l'apertura di tre ulteriori archi verso il già citato palazzo Pazzi. Negli stessi anni, attorno al 1908, una parte notevole dell'immobile venne adibita a cinema (con le denominazioni di cinema Galileo e poi di cinema Corso), per iniziativa di un certo Minuti che già aveva operato con iniziative simili nel centro cittadino, promuovendo, ad esempio, la nascita del Caffè Gambrinus (si veda a via de' Brunelleschi). Il cambiamento d'uso comportò la demolizione di varie strutture interne e, parallelamente, una parziale valorizzazione delle preesistenze: l'ingresso al cinema, ad esempio, comprendeva un cortile (coperto a seguito dei lavori di adattamento a sala di proiezione) segnato da pilastri gotici; nel bar di servizio alla sala si apprezzavano invece peducci quattrocenteschi, a sottolineare i continui ampliamenti della fabbrica e le modifiche intercorse nel tempo. Nella stessa operazione, a ricucire tra loro tali presenze storiche, si operò nei nuovi ambienti adottando elementi decorativi oscillanti tra il neogotico e il neorinascimento, così nella zona cassa, nella hall delle scale e nella scala della galleria. Attualmente (chiuso il cinema negli anni ottanta del Novecento e intrapreso attorno al 1999 un intervento di recupero degli ambienti interni che, tra alterne vicende, è stato più volte sospeso fino a riprendere nel 2009 con la direzione dei lavori dell'ingegnere Eugenio Bosi) l'ampio fronte presenta un piano terreno in rustica, risalente tra la fine del Trecento e i primi del Quattrocento, segnato da numerosi fornici, e i piani superiori modificati in epoca posteriore, sufficientemente anonimi. Si noti, nell'ultimo tratto verso via del Proconsolo, l'ampio rifacimento della rustica, imitata (malamente) con l'uso di pietra artificiale. Sempre in questo tratto, sia in alto sia in basso, sono due scudi con l'arme degli Scolari (d'oro, a tre bande d'azzurro). Particolarmente interessante, per quanto fortemente abraso, lo scudo trecentesco in basso, chiuso da un drago e sormontato da un elmo con cimiero. Un ulteriore scudo è posto in alto sulla cantonata con via de' Giraldi, sorretto da una bella mensola a foglie d'acanto con nastri svolazzanti: le due ali accostate identificano l'arme con quella della famiglia Lucalberti (d'azzurro, al volo abbassato d'oro). Le facciate esterne e interne sono state restaurate nel 1989 su progetto dell'architetto Luigi Caliterna e, nuovamente, nel 1999. Nel 2000 sono stati effettuati all'interno scavi archeologici che hanno portato alla luce resti di una domus romana, presumibilmente databile al I secolo d.C. Da lamentare il deplorevole stato del portone principale. Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale, ed è sottoposto a vincolo architettonico dal 1963.
Bibliografia
dettaglio
Bocchi-Cinelli 1677, pp. 368-369; Fantozzi 1843, p. 155, n. 360 (identificazione incerta); Carocci 1897, p. 138; Elenco 1902, p. 256; Limburger 1910, n. 546; Limburger-Fossi 1968, n. 546; Palazzi 1972, p. 216, nn. 423-424; Firenze 1974, p. 174; Maffei 1990, p. 130; Paolini 2008, p. 37, n. 32; Paolini (Albizi) 2008, pp. 65-67, n. 26; Paolini 2009, pp. 45-46, n. 38.
Approfondimenti Giorgio Venturi, Bianco e Nero, ovvero I cari estinti, Firenze, Magna Charta per Dischi Fenice, 2016, pp. 53-55.
Documentazione fotografica cinema, stemma familiare.
Risorse in rete Nessun dato rilevato.
Codice SBAPSAE FI0161
ID univoco regionale 90480170226
Data creazione 15/08/2008
Data ultima modifica 11/08/2016
Data ultimo sopralluogo 25/02/2011
Autore della scheda Claudio Paolini.
Tags Archivi Alinari, Firenze: ACA-F-002987-0000 (veduta da via de' Giraldi verso il palazzo Ramirez de Montalvo con una porzione del nostro edificio in forte scorcio, 1890 circa).
Localizzazione
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