ChannelNewsvenerdì 29 ottobre 2021
Il cantiere scuola di restauro della Cripta della chiesa del Carmine
Restauro delle pitture murali e del gruppo scultoreo in stucco della cripta della chiesa del Carmine di Firenze

Pitture murali corridoio e volte a crociera

La pittura allo stato attuale si presenta generalmente offuscata da un sottile strato di particellato atmosferico e residui carboniosi e polveri incoerenti. La leggibilità dell’intero apparato iconografico è gravemente compromesso dalle numerose lesioni, microlesioni, abrasioni e lacune dovute sia al naturale deterioramento degli starti di intonaco e dall’azione antropica nel tempo ( martellinature, descialbi, rimozioni di ridipinture, stuccature, applicazione e rimozione di perni) che hanno generato una sorta di strappo della pittura sottostante e quindi un generale depauperamento dell’impianto decorativo.

Le infiltrazioni d’acqua, principalmente per risalita capillare, condensa e infiltrazioni orizzontale attraverso le pareti esterne, protratte nel tempo hanno dato origine a efflorescenze saline, formazione di solfatazioni (patine bianche) e conseguente polverulenza della pellicola pittorica e possibile esfoliazione della stessa nonché la degradazione di leganti organici, ove presenti, fino anche alla sfaldamento e al distacco del colore. Potrebbero inoltre essersi formati dei distaccamenti dell’intonaco e decoesione dell’intonaco pittorico all’arriccio sottostante che sarà verificato con accuratezza attraverso l’indagine acustica. Tutti questi fenomeni possono essere in oltre amplificati in base alla metodologia di esecuzione dell’opera. Allo stato attuale risulta comunque difficile valutare la quantità di abrasioni e ridipinture nonché delle microlesioni.

Un’attenta analisi visiva tramite l’osservazione dell’opera a luce diffusa, luce radente, con lampada UV sarà necessaria per valutare la presenza di incisioni, spolvero, giornate di lavoro, battitura di corde, buchi lasciati dai cartoni disegni e sinopia. Potrebbe essere anche particolarmente utile nell’individuare materiali estranei all’originale (come ad esempio beveroni e resine). Sarà anche da verificare la presenza di agenti biodeteriogeni che producendo sostanze metaboliche acide risultano essere dannosi per le pitture murali. Verrò effettuata una puntuale documentazione fotografica e verranno redatti grafici in modo da poter visualizzare le cause di degrado e gli interventi di restauro in tutte le sue fasi.

PRECONSOLIDAMENTO

Ove risulti necessario sarà effettuata una fermatura preventiva della superficie pittorica là dove la pellicola presenti sollevamenti di grossa e media entità mediante applicazione in adesione alla superficie pittorica di uno strato di carta giapponese di misura varia (500-502-508) da eseguirsi con pennello morbido bagnato in acqua demineralizzata necessaria per impedire la caduta di colore e facilitare la riadesione al supporto originale. Iniezione e/o applicazione a pennello di un adesivo consolidante da scegliersi dopo prove preliminari diversificate in base alla tecnica di esecuzione delle pitture. Per le zone dipinte a buon fresco o a mezzo fresco, dove la superficie pittorica presenta pulverulenza e piccoli sollevamenti si potrà optare per l’uso di acqua di calce applicata a pennello o dispersioni in alcol isopropilico di nanocalci (metodologia con brevetto italiano depositata da P.Baglioni, L.Dei, E.Ferroni e R.Giorgi). Per i sollevamenti di una certa entità si potrà intervenire con iniezioni di caseinato d’ammonio diluito in acqua al 6/8% eventualmente caricato con calcio idrossido nella proporzione di 1/1 applicata a tergo della pellicola pittorica parzialmente riavvicinata al supporto originale. Se estremamente necessario si potrà intervenire usando una resina acrilica (Primal AC33 o Acril) o vinilica (Acetato di polivinile) diluite in varie percentuali in acqua demineralizzata. Si procederà in seguito al tamponamento manuale della superficie con spugne naturali imbevute in acqua demineralizzata e alla rimozione delle velinature trascorso il tempo di adesione (variabile secondo le diverse casistiche) sempre tramite spugne naturali imbevute di acqua demineralizzata.

PULITURA

La scelta della metodologia più idonea sarà determinata da analisi, saggi e test preliminari al fine di individuare il sistema di pulitura più appropriato. Dopo una generale spolveratura a secco con spazzola o pennello si prevede di rimuovere il nero fumo e il particellato solido mediante tamponamento della superficie con spugne naturali imbevute d’acqua demineralizzata eventualmente con l’aggiunta di prodotti tensioattivi in piccola concentrazione (0,2%) previa applicazione di carta giapponese di grammatura idonea. Prima di procedere con la rimozione di sostanze estranee alla pellicola pittorica originaria sarà necessario proteggere le parti dorate e le decorazioni in rilievo eventualmente presenti ( come le aureole) presumibilmente composte da oli, cere e resine mediante applicazione di resine acriliche tipo Paraloid o Elvacite in quanto le preparazioni delle dorature non sopportano la basicità dell’ammonio; dopo la pulitura tali resine saranno rimosse con solventi appropriati e qualora fosse necessario sarò eseguita una pulitura delle dorature tramite tamponi imbevuti d’alcol prestando la massima cautela. Nelle zone in cui è presente il fenomeno di solfatazioni si interverrà applicando a pennello o con l’ausilio di piccole spatole di resine scambiatrici di ioni di tipo anionico per eliminare le patine biancastre previa applicazione di carta giapponese di grammatura appropriata. Dopo averle fatte agire per il tempo necessario, a seconda del tipo e dell’entità dei depositi di Sali si procederà alla rimozione. Nelle zone in cui verrà riscontrata la presenza di Sali carbonati si potrà intervenire mediante applicazione di resine scambiatrici di ioni di tipo cationico miscelate con sepiolite e Arbocel BWW40 ( al fine di ottenere un pH idoneo vista la acidità delle resine cationiche). Al termine dei tempi di contatto idonei sarà rimossa mediante spugne naturali o ovatta imbevuta di acqua deionizzata. Qualora si riscontrassero patine di materiale organico o stesura di fissativi applicati in precedenti interventi e restauri si potranno effettuare impacchi di pasta di cellulosa e sepiolite addizionata con ammonio carbonato oppure con ammonio bicarbonato (nel caso siano presenti pigmenti a base rameica) interponendo uno strato di carta giapponese di grammatura idonea. Al termine dei tempi di contatto (variabili secondo la situazione climatica contingente) verrà rimosso l’impacco mediante spugne naturali imbevute d’acqua demineralizzata o eventualmente satura di ammonio carbonato o bicarbonato. Qualora fosse necessario un ulteriore intervento per la rimozione di Sali solubili (nitrati e cloruri) presenti sulla superficie e nella muratura sarà possibile applicare impacchi assorbenti di acqua demineralizzata supportata in Arbocel previa applicazione di carta giapponese per un tempo di contatto anche di più giorni. Infine qualora si riscontrasse la presenza di agenti biodeteriogeni sarà possibile intervenire mediante l’utilizzo di acqua ossigenata o biocidi idonei scelti previa esecuzione di test e valutazione di un biologo in relazione alla fenomenologia che si vuole arrestare ( es. neodesogen,cloruro di benzalconio).

CONSOLIDAMENTO IN PROFONDITA’

Dopo aver effettuato un’attenta e scrupolosa indagine acustica o se fosse necessario tramite termovisione e relativa mappatura su grafici, per determinare i punti in cui l’intonaco mostra dei sollevamenti dall’arriccio sottostante si interverrà nel modo seguente:

  • accurata pulitura delle cavità createsi tra l’intonaco pittorico e l’arriccio e/o la muratura di supporto con l’aspirazione di materiale pulverulento e malta disgregata;
  • umidificazione della cavità con iniezioni di acqua demineralizzata e alcol per creare le condizioni più idonee al successivo intervento di iniezione di malta idraulica minerale priva di Sali e successiva riadesione degli intonaci tramite piccoli puntelli lignei tenuti in asse fino al completo processo di idrolisi della malta, il tutto da eseguirsi con la massima cautela al fine di prevenire eventuali fuoriuscita di composto consolidante dalle lesioni dell’intonaco che potrebbero compromettere la cromia dell’intonaco circostante.

CONSOLIDAMENTO ANTISOLFANTE

Se necessario e se la tecnica di esecuzione delle pitture lo consente là dove è stato fatto un trattamento con ammonio si potrà intervenire tramite un trattamento consolidante antisolfatante mediante applicazione di idrossido di bario ottoidrato dal 6 al 12% a seconda della necessità con pasta di cellulosa (Arbocel BC 1000 e Arbocel BC 200) interponendo carta giapponese per un tempo di contatto di 4 ore minimo avendo premura di applicare un cordolo di impacco neutro per impedire la penetrazione dell’idrossido di bario in zone limitrofe. L’intervento è particolarmente indicato per la stabilità della pittura ai fini conservativi. Tale procedimento sarà effettuato in accordo con la D.L. e comunque dopo aver valutato i risultati ottenuti dai test preliminari.

STUCCATURE

Previa un’attenta e puntuale bonifica volta ad eliminare eventuali tasselli staffe chiodi o altri elementi estranei alla pittura e alla rimozione di stuccature eseguite a gesso o malta cementizia verranno eseguite stuccature delle microlesioni e delle lacune mediante l’uso di malta di grassello di calce stagionata e sabbia di fiume lavata e setacciata priva di Sali di varie colorazioni e granulometria.

INTEGRAZIONE PITTORICA

L’integrazione pittorica delle lacune e microlesioni del testo pittorico verrà eseguita mediante sovrapposizione di più velature sensibilizzate alle cromie originali utilizzando pigmenti minerali puri (terre, ossidi) molto diluiti, legati con caseinato d’ammonio, al fine di ottenere un valore cromatico unitario. Nel caso in cui fosse possibile la riconducibilità del disegno si provvederà alla reintegrazione con il metodo della selezione cromatica. Per quanto riguarda le macrolacune di motivi decorativi, ove possibile e sempre secondo le indicazioni impartite dalla D.L., si potrà riprodurre il disegno originale tramite la trasposizione della stessa tramite la tecnica dello spolvero. Tutte le procedure d’intervento saranno precedute da test preliminari per valutare la metodologia più idonea e sarà sempre concordata con la D.L.


Gruppo scultoreo in Stucco

Per il gruppo scultoreo in stucco raffigurante Santi ai piedi della Croce, che appare superficialmente sporco e annerito, forse oggetto anche ritinteggiati in occasione di precedenti interventi di restauro e interessato da lacune lesioni, abrasioni e caduta di numerose parti plastiche,sarà effettuato un intervento conservativo che prevede la spolveratura ed una leggera pulitura con acqua deionizzata eventualmente addizionata di un tensioattivo non ionico e successivo risciacquo con acqua deionizzata e spugne naturali al fine di rimuovere il particellato depositato e restituire l’originario modellato architettonico. Successivamente si provvederà ad effettuare saggi stratigrafici mirati all'individuazione della colorazione originale che verrà, secondo anche le indicazioni della DD.LL.

Eventualmente riproposta.

Gli stucchi , la cui composizione sarà convalidata da analisi calcimetriche, verranno poi trattati con le seguenti operazioni:

  • prima pulitura degli stucchi con asportazione dei depositi di pulviscolo atmosferico superficiale, previo preconsolidamento di eventuali parti paricolanti; successiva leggera pulitura con spugne imbevute d'acqua deionizzata ed eventuale rimozione di  ridipinture  con l'applicazione d’impacchi neutri e con l’ausilio di bisturi.
  • Rimozione, se necessario, della dipintura sovrastante all’originale da effettuarsi prevalentemente a secco con l’ausilio di bisturi.
  • Consolidamento dell’intonaco pittorico con iniezioni a tergo di malta idraulica a basso contenuto di Sali ed eventualmente inserzione di microperni in fibra di vetro ancorati con resine epossidiche per porzioni in procinto di caduta.
  • Stuccature delle lesioni con una malta composta da calce e sabbia di granulometria adeguata e priva di sali e polvere di marmo
  • Consolidamento con eventualmente inserzione di microperni in fibra di vetro ancorati con resine epossidiche per le porzioni in procinto di caduta.
  • Integrazione pittorica delle lacune tramite più velature sensibilizzate alle cromie originali, a base di pigmenti naturali puri (terre ed ossidi) legati con caseinato d'ammonio al fine di ottenere un valore cromatico unitario.