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Palazzo Ridolfi Zanchini
mercoledì 19 marzo 2014
Titolo: Il restauro degli affreschi della Cappella
Luogo: Palazzo Ridolfi Zanchini, Firenze
Data: 2001/2005
Esecuzione: Allievi Corso Restauro Affreschi, A.A. 2001/2005
Introduzione storico artistica

Costruito agli inizi del XV secolo, nel 1483 passa ai Ridolfi che in seguito acquistano anche l'attiguo palazzo Zanchini. I due edifici vengono unificati mantenendo però le facciate originali. Il Palazzo presenta grandi finestre e un ampio portale tipicamente cinquecenteschi, mentre all'interno l'architettura, piuttosto complessa, testimonia il susseguirsi di più epoche.
 
La Cappella

La Cappella, attualmente ufficio della Direzione dell'Istituto per l'Arte e il Restauro, Palazzo Spinelli è dedicata a San Giovanni Battista ed è decorata da un ciclo di affreschi cinquecenteschi. Vi si accedeva da una porta contraddistinta esternamente dalla scritta Sacellum incisa sull'architrave di pietra, sulla quale sappiamo si trovava un busto del Battista, oggi disperso.
La sequenza decorativa inizia idealmente al centro del soffitto della zona riservata alla celebrazione delle funzioni religiose, con l'ottagono raffigurante la Creazione di Eva, attorno al quale sono raffigurati altri quattro episodi relativi alla vita dei Progenitori.
Nella ricca partitura a grottesche che inquadra le scene maggiori sono poi inserite altre due storie della Genesi e quattro piccole figure allegoriche femminili nelle quali si possono riconoscere i quattro elementi primordiali, Terra, Acqua, Cielo e Fuoco.
Dopo questa rievocazione della creazione e della nascita del genere umano, con una significativa allusione al Peccato originale e alle sue conseguenze, sulle pareti si sviluppano scene legate alla vita di San Giovanni Battista con l'Annuncio a Zaccaria, sopra l'originaria porta d'accesso, la Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta e la Nascita di San Giovanni ai lati della finestra, e al di sopra di questa, l'Annunciazione e la Predica alle turbe.
Nelle due scene maggiori per dimensioni alcuni personaggi raffigurati sono riconoscibili come ritratti legati alla famiglia Zanchini alla quale, nella Predica, è dedicato un vero e proprio albero genealogico ripartito in due sezioni, a sinistra compaiono personaggi maschili e a destra donne e bambini.
La tecnica esecutiva degli strati superficiali si differenzia nella zona del presbiterio dal resto della cappella. Mentre gli angeli musicanti e il tondo centrale con il Dio Padre, zona del presbiterio, sono dipinti a tempera grassa, le altre scene seguono la tecnica tradizionale fiorentina della seconda metà del Cinquecento, ad affresco con finiture a tempera.
Nelle pareti e nei soffitti si riscontrano tre strati preparatori, l'intonaco pittorico, di buona qualità, si presenta liscio e compatto e i colori sono tipici dell'epoca.
 
Stato conservativo

I due principali fattori di degrado dell'intero ciclo pittorico erano la mancanza di adesione tra intonaco pittorico e strati sottostanti e la presenza di una spessa patina grigia sull'intera superficie pittorica e sulle ridipinture che oltre a creare un danno estetico, offuscando le tonalità cromatiche originarie, procuravano anche un danno conservativo.
Nelle zone dove vi erano stati problemi di umidità o di condensa veniva a crearsi una pellicola quasi impermeabile e a causa degli sbalzi di temperatura la pellicola pittorica creava delle tensioni formando dei micro crateri per poi polverizzarsi e cadere.
L'arco che separa il presbiterio dal resto della cappella ha subito delle gravi lesioni e cedimenti e durante il restauro sono emersi estesi rifacimenti, sul lato del presbiterio, che hanno celato la decorazione originaria a grottesche con una decorazione a finto marmo. In generale le pitture delle pareti risultavano oscurate e offuscate da uno strato omogeneo di particellato e vi erano ridipinture di varia natura.
 
Il restauro

Il ciclo decorativo della cappella Ridolfi-Zanchini è stato restaurato tra il 2001 e il 2005 dalle classi di Restauro Affreschi dell'Istituto per l'Arte e il Restauro, Palazzo Spinelli sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici per le province di Firenze, Pistoia e Prato.
In seguito ad un mirato studio della tecnica esecutiva, dello stato conservativo dell'opera e con il contributo di indagini diagnostiche, sono iniziati i primi interventi di preconsolidamento del colore dove vi erano sollevamenti, esfoliazioni e decoesioni a causa di infiltrazioni d'acqua ed alla concentrazione del legante proteico usato per le rifiniture a secco originarie date in precedenti restauri.
Successivamente è stata eseguita la pulitura differenziando l'intervento in base alla tecnica pittorica per ottenere un livello omogeneo.
Durante questa operazione oltre al recupero delle cromie originarie, sono emersi diversi particolari che erano stati occultati dalle ridipinture o interamente offuscati da una patina grigia.
Sono stati effettuati consolidamenti in profondità ed eseguite stuccature per integrare i numerosi distaccamenti dell'intonaco.
Le stuccature  che si mostravano in buono stato di conservazione non sono state rimosse mentre si è intervenuti su quelle il cui stato conservativo era compromesso o erano state esguite con materiali non idonei.
Sulle abrasioni è stato eseguito il restauro pittorico a sottotono per mezzo di velature, nel massimo rispetto dell'opera, mentre dove è stato possibile ricostruire il disegno si è utilizzato il metodo della selezione cromatica.
Il restauro conservativo è stato esteso anche ai pannelli a finto marmo di colore giallo, arancio e verde che decorano la parte inferiore dell'area presbiteriale per uniformarli al resto della cappella.
La decorazione a finto marmo verde dove vi era la pala d'altare è stata rimossa e la reintegrazione delle mancanze è state eseguita con colori a tempera per ricostruire mimeticamente la decorazione.